Nel mondo dominato dall’intelligenza artificiale di cui non riusciamo ancora ad immaginare le opportunità o le problematicità che comporta affrontare la sua gestione, un umanissimo sentimento, la capacità di avere fiducia, è ancora li a ricordarci che siamo uomini e che ci rapportiamo a tutti i livelli basandoci ancora su di essa. Le borse di tutti il mondo guadagnano o perdono a seconda del livello di fiducia che gli investitori hanno in chi decide le sorti delle dispute internazionali. La guerra economica che l’amministrazione Trump ha deciso di intraprendere nei confronti della maggior parte dei paesi del mondo, è un esempio di come la fiducia comunque governi dei meccanismi che sembrano sfuggire al nostro vivere quotidiano. I dazi vengono annunciati, applicati e poi sospesi e forse riapplicati di nuovo, si veda Canada e Stati Uniti, con la conseguenza che le borse, incluse quelle USA, hanno avuto degli andamenti altalenanti bruciando cospicue ricchezze proprio per la progressiva perdita di fiducia nell’operato di Trump. E una volta persa la fiducia, è difficile e lungo recuperarla. L’aspetto però più preoccupante della mancanza di fiducia reciproca è quando a parlare sono le armi, quando la diffidenza si tramuta in sospetto e paura e si lancia un missile o un drone prima che sia il popolo confinante a lanciarlo. La guerra tra Russia e Ucraina è la diretta conseguenza di come la parola più volte data e non rispettata porti ad una progressiva reciproca diffidenza che ha portato, solo negli ultimi tre anni, a centinaia di migliaia di morti. Nel 1989 l’amministrazione G.W. Bush assicurò Gorbaciov, durante i colloqui di Malta di quell’anno, che gli USA non avrebbero approfittato della situazione nell’Europa orientale per danneggiare gli interessi sovietici”. L’anno successivo, febbraio 1990, durante i colloqui con l’URSS per rassicurare i sovietici sulla unificazione tedesca, il Segretario di Stato americano affermò nell’incontro con Gorbaciov che per la NATO – not one inch estward- non un pollice verso est rispetto alla situazione di allora (analisidifesa.it, Francesco Ferrante, 28 giugno 2024). Sappiamo poi come il patto sia stato tradito e la NATO si è spostata ad est ben oltre i confini del 1989. D’altra parte l’Ucraina però, firmando il memorandum di Budapest, dicembre 1994, stilato per evitare che l’arsenale nucleare sovietico presente nei paesi ex-sovietici fosse fuori controllo, si impegnava a cedere alla Russia tutte le testate nucleari presenti sul proprio territorio, tremila testate nucleari tattiche e duemila strategiche, in cambio di un impegno delle super potenze a preservare la propria integrità territoriale, riferita ai confini del 1991, e a non esercitare pressioni di tipo economico e militare da parte di esse. Sappiamo anche qui come è andata a finire, nel 2014 la Russia invade la Crimea in palese violazione del memorandum e nel 2022 prima punta sulla capitale Kiev e poi conquista gli oblast di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporižžja (RaiNews.it, Pietro Vernizzi, 5 dicembre 2024). In questi tre anni i morti sono stati insensatamente tanti. In questi giorni si sta tentando di avviare almeno un cessate il fuoco, ma, alla luce di quanto scritto, quale può essere il livello di fiducia tra Putin e Zelens’kyj? Su quali basi e chi dovrebbe garantire il rispetto di un trattato di pace? Sono domande di non facile risposta che richiedono un elevato livello di fiducia reciproca. In questo scenario l’Europa non può e non deve trovarsi impreparata, la deterrenza militare è un fattore che conta nei rapporti tra i paesi e in questo momento storico in cui l’alleanza con gli USA, amministrati da Trump, sembra vacillare, essa non può sottrarsi al compito di garantire la sicurezza di tutti i cittadini europei.
Salvatore Scaglione