4 Aprile, 2025
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Nel Lazio medicina di base sotto attacco: così si mina la sanità pubblica

In questi due anni e poco più di amministrazione regionale di centrodestra, il presidente Rocca ha deciso di mantenere per sé la delega alla sanità, unico presidente di una grande regione ad aver preso questa decisione. Tuttavia a questa scelta non stanno corrispondendo buoni risultati. Anzi, proprio sul terreno della sanità l’operato della giunta Rocca appare in chiara difficoltà e confusione. Secondo i dati del Ministero della Salute, i medici di base nel Lazio sono 4.023, con una media di 1.257 pazienti ciascuno, vicini al limite massimo di 1.500. Tuttavia, il 68% di loro ha oltre 27 anni di servizio e solo 231 hanno meno di sei anni di esperienza. Altrettanto allarmante è la situazione dei pediatri. Di questi operano 727 specialisti con una media di 910 pazienti ciascuno, ben oltre il limite contrattuale di 800. Di questi, 613 hanno più di 23 anni di esperienza, mentre non si registra alcuna nuova leva con meno di due anni di anzianità. Eppure nonostante questi incontrovertibili dati che delineano l’estrema difficoltà della situazione, Rocca sta portando avanti una narrazione che individua nella presunta insufficienza della medicina di base la principale ragione del malfunzionamento della sanità, in un costante scaricabarile. Un’operazione costruita anche attraverso affermazioni discutibili e false come quella ad esempio secondo cui i medici di base lavorino due ore al giorno. La posizione di Rocca è figlia di una visione ragionieristica che mette al centro le procedure e non la salute dei cittadini. Posizione da cui derivano buona parte dei danni al sistema sanitario. E in questo modo si mette a rischio di smantellamento l’ultimo vero presidio pubblico di sanità favorendo la privatizzazione. E la riforma della professione, proposta a livello nazionale, è stata sposata da Rocca, senza costruire alcuna interlocuzione con i soggetti che dovrebbero praticarla.

E che in tutto questo tempo dall’insediamento l’apposita commissione di Medicina Generale non sia mai stata convocata delinea i contorni di una situazione grottesca e inspiegabile. Specialmente in un contesto come quello del Lazio in cui medici di base e pediatri di libera scelta, come dimostrano i dati in precedenza, sono pochi e sempre più anziani. La causa del sovraffollamento dei pronto soccorso non è da imputare ai medici di famiglia, come il presidente lascia spesso intendere, ma alla carenza dei posti letto. Rafforzare la prima linea sanitaria sui territori dovrebbe essere inoltre una priorità, così come cercare di comprendere come mai i medici ospedalieri sempre più spesso abbandonino il servizio pubblico e per quale motivo i dati delle campagne vaccinali e di screening peggiorino sistematicamente nella nostra regione. Occorrerebbe pensare alla maggioranza dei cittadini che non hanno nessuna assicurazione sanitaria privata e a tutti quelli che alle cure rinunciano. Costruire una risposta in tal senso, pensando a ciò che intercorre fra la prescrizione e la prestazione, dovrebbe essere la priorità. Tutti temi di cui si è discusso lo scorso 11 marzo all’evento organizzato dal gruppo del PD e introdotto dal vicepresidente della commissione Sanità Rodolfo Lena “Quale futuro per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta?”, che insieme agli altri consiglieri del Partito Democratico ha promosso questa iniziativa di ascolto. Sono intervenuti, in un’assemblea molto partecipata, esponenti delle principali associazioni sindacali di settore e gli ex ministri della Salute Roberto Speranza e Beatrice Lorenzin.

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