4 Aprile, 2025
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Proseguono le ricerche in Myanmar e vengono estratte vive una donna incinta e una bambina

Sono le 7.20 in Italia del 28 marzo quando si verifica un forte terremoto di magnitudo Mwp 7.7 in Myanmar (Birmania). L’epicentro si trova a poche decine di chilometri da Mandalay, una città di circa un milione di persone.

Una terra quella del Myanmar, già particolarmente provata da decenni a causa dei continui conflitti interni tra la giunta militare e le milizie etniche. Il Paese, segnato quindi da violenze e tensioni, che hanno causato milioni di sfollati e decine di migliaia di vittime. Ora si trova in una situazione ancora più difficile a causa della forte scossa di terremoto che lo ha investito..

«La giunta militare bombarda i terremotati e ruba gli aiuti». Questo è quanto dichiarato da un attivista birmano. Perché ovviamente non si ha un minimo di pietà per queste situazioni, ma anzi i deboli vengono messi ancora più in difficoltà.

«La giunta militare che governa il Myanmar sta usando il terremoto per intensificare gli attacchi contro la popolazione, da un lato bombarda i terremotati per indebolire la resistenza, dall’altro ruba donazioni e pacchi alimentari. E’ quindi davvero importante che la comunità internazionale presti la massima attenzione a chi invia gli aiuti, dando assoluta precedenza alle organizzazioni umanitarie sul campo». Questo l’appello all’agenzia Dire è Yimon Win Pe, membro della comunità birmana in Italia.

In tutta questa situazione continuano le ricerche dei dispersi che sono tantissimi, per non parlare delle vittime sempre fatte dal terremoto, il cui numero per ora è di 2056 e 4mila feriti. Numeri che purtroppo sono destinati a salire. Fonti della resistenza indicano già ora quasi 3mila decessi e oltre 3mila feriti.

Nel Myanmar la situazione resta difficile a causa delle devastazioni causate dalla guerra civile, i soccorsi che hanno difficoltà a intervenire per la precarietà delle strutture di emergenza, ma anche per la portata della devastazione e il susseguirsi di nuove scosse. Nell’area di Sagaing-Mandalay sono tre gli ospedali distrutti e 22 quelli parzialmente inagibili. «La devastazione del terremoto ha travolto le strutture sanitarie nelle aree colpite, che stanno lottando per gestire l’afflusso di feriti», ha affermato in un comunicato l’Organizzazione mondiale della sanità, segnalando che il numero delle vittime potrebbe crescere ancora e richiamando la solidarietà internazionale per «alleviare il bisogno di cure chirurgiche e traumatologiche, di forniture per trasfusioni di sangue oltre a anestetici, medicinali essenziali e supporto per la salute mentale».

L’Ufficio per il coordinamento degli Affari umanitari dell’Onu ha fornito una stima parziale dei danni. Sono stati distrutti o danneggiati 1.700 edifici di abitazione, 60 edifici scolastici, 670 monasteri, e tre ponti, mentre suscita preoccupazione l’integrità delle grandi dighe.

In tutta questa devastazione e caos c’è ancora un po’ di speranza nel trovare qualcuno ancora in vita. E’ il caso di una donna incinta e una bambina che sono state estratte vive dalle macerie a distanza di giorni. E quindi si continua a cercare.

Claudia Reale

Redattrice L’agone

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